Lake Shore Drive

Sulla Lake Shore Dive, nella Chicago della metà degli anni 90, si erigono i primi grattacieli per appartamenti di Mies van der Rohe, celebre architetto tedesco.

L’area di progetto del complesso presentava numerosi vincoli: il piano regolatore prevedeva, infatti, che i lotti sul lungo lago fossero edificati a patto che non venisse ostruita completamente la vista del lago ai lotti in seconda fila; 250 piedi (circa 76 metri) era l’altezza massima, oltre la quale era obbligatorio prevedere anche una torre a prova di fumo, che in pianta avrebbe comportato una notevole perdita di superficie utile; infine il lotto era di forma triangolare. La risposta progettuale data a questi vincoli è stata una coppia di torri uguali, di tre per cinque campate (circa 20 per 33 metri), poste ad angolo retto una rispetto all’altra e slittate di un modulo, in modo che non risulti un volume virtualmente chiuso ad L, ma uno svuotamento in corrispondenza dell’angolo visivo fra i due corpi (pianta a sinistra). I due volumi sono messi in relazione attraverso la pensilina in acciaio, agganciata all’intradosso del solaio delle torri e la pavimentazione in lastre di travertino, che riveste l’area di pertinenza delle torri e la piazza di collegamento. Le lastre misurano il passo della struttura in acciaio, in asse con i ricorsi della pavimentazione. Le torri sono sollevate dal suolo sulla struttura in acciaio di altezza maggiore rispetto agli altri piani.

Lo schema strutturale

Il sistema strutturale secondario di pilastri e travi è costituito da lastre piane in acciaio applicate sulla parte esterna della struttura antincendio. Su questa si regge, infine, il sistema della parete finestrata. Quello che infatti si presenta come un curtain-wall continuo è in realtà la sovrapposizione di campate dell’altezza di un piano, formate dai montanti, dal parapetto in acciaio e dalla base della colonna saldati insieme. La facciata è stata ottenuta calando ogni campata prefabbricata nella posizione finale, attraverso una gru montata sul tetto. La ricchezza dei rapporti ritmici e l’alternanza dell’opacità dell’acciaio alla trasparenza o riflessione del vetro dà grande qualità a questa soluzione.

Le sperimentazioni degli anni venti indussero Mies a concepire il grattacielo come una architettura formata su tre elementi fondamentali: l’illuminazione dall’interno, la massa esterna, come si percepisce dalla strada, e il gioco dei riflessi. Questi temi vengono esplorati nei fotomontaggi, che riescono a evocare un contesto urbano complessivo, attraverso visioni parziali di sistemi urbani (tessuti, reti, infrastrutture) e rappresentarono un elemento di riferimento per la progettazione di questo complesso.

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